BIOGRAFIA
Nato a Firenze nel 1921 Ha fatto studi tecnico industriali e artistici.
Vinicio Berti è stato uno dei principali esponenti dell’ Astrattismo  nel panorama italiano. Esordisce nei primi anni Quaranta con opere di carattere realista-espressionista, che nel loro accostarsi al mondo popolare e alla drammatica realtà della guerra esprimono una categorica rottura nei confronti della tradizione pittorica fiorentina, specie post-rosaiana. Nel 1945 fonda insieme a Brunetti, Farulli, Nativi e al poeta Caverni, il giornale “Torrente” che esprime il rifiuto di una visione intimistica dell’arte in nome di una partecipazione diretta alle tensioni della realtà contemporanea.
Nel 1946 fonda, con altri pittori e letterati, il movimento "Arte d'oggi" che per anni raggrupperà alcuni dei maggiori artisti italiani del momento. All'interno di "Arre d'oggi" Berti è tra i più attivi a reagire, da un lato alle imposizioni teoriche favorevoli ad un'Arte realistapopulista antiproletaria, dall'altro lato alle rielaborazioni forzose del formalismo intimista piccolo-borghese, opponendosi prima, nel 1946, provvisoriamente, con opere neo-cubiste neo-futuriste, poi iniziando decisamente, nel 1947, a dipingere astratto.
 Il primo periodo, può intendersi di rilettura del Cubismo e del Futurismo, proseguendo quindi sulla strada delle avanguardie storiche (in particolare seguendo la linea di Mondrian, Malevic, Magnelli) inserendosi, con forza, nel generale rinnovamento della cultura artistica europea. Berti raggiunge, così, con opere quali “Composizione verticale” o “Simbolo”, quella che chiamava “una nuova classicità”, in opposizione a tutte le tradizioni classicheggianti ancora presenti nell’arte contemporanea, con altri pittori toscani a lui vicini per formazione idee e convinzioni estetiche.
Tra il 1947 al 1950 , insieme a Bruno Brunetti, Alvaro Monnini, Gualtiero Nativi e Mario Nuti,  fonda nel 1947 il gruppo di Astrattismo classico; vengono organizzate varie mostre collettive ,riunite in un “Manifesto dell'astrattismo classico” che si propone di avviare un ciclo nuovo dell’arte contemporanea :la fine della distruzione della forma iniziato da Wols e Fautrier , l'inizio della costruzione. Sfaldatosi il gruppo, Berti continua a sviluppare ed ampliare le possibilità espressive dell’Astrattismo Classico nel contenuto e nella forma.
Segue, quindi, la fase definita dallo stesso artista di “Espansione” (1951-55): essa è caratterizzata da una grafia più libera e da una maggiore evidenza di collegamenti tra linee e piani di colore. Tra il 1947 e il 1950 un rigoroso impianto di geometria classica continua a sostenere le opere, dal ciclo delle “Cittadelle ostili” (1955-56) all’ “Omaggio a Einstein”, sorta di viaggio nel relativismo spazio-temporale. Seguono, poi, i cicli delle “Brecce nel tempo” (1955-58) e dell’ "Avventuroso astrale” (1959-65), ispirato alle prime imprese spaziali con l’importante opera del 1963 - Utopia del tempo H3 vincitrice del premio Il Fiorino - emblema dell’intera concezione bertiana dell’uomo consapevole delle sue immense capacità espansive. Seguono ”AHHH”(1962), “Cittadelle di resistenza”(1966-67)“Partenza zero”(1967-68),“Geometria volumetrica”(1968-69), “Realtà antagonista”(1970-1980),
“Dal basso in alto” (1981), “Visioni verso l’alto(1975),
”Guardare in alto faticosamente”(1983) e quelle della sua recente produzione: “Guardare in alto solitamente” (1987-1991), “In questo segno guardare in alto disegnativamente”(1989-91), «Guardare in alto irreversibilmente» (1991), «In questo segno» (1990-91).



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